Archivio per settembre, 2007

non me la dai

Pubblicato: 11 settembre 2007 in video

una canzoe rivista e corretta da me.

voglio ancora

Pubblicato: 11 settembre 2007 in video

una mia canzone

jamuuuuuuu

Pubblicato: 11 settembre 2007 in video

una mia canzone


Ma il metodo stanislavskij non era solo per il teatro?

Giallista in cella: «Ha scritto il suo delitto»
La polizia: nel libro troppi particolari, forse l’omicida è lui
Gli amici: un pacifista, lo perseguitano

STRUMENTI

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DAL NOSTRO INVIATO
BERLINO — C’è uno scrittore che ha appena pubblicato un libro, e dentro quel libro c’è la storia di un delitto. C’è un poliziotto che da anni dà la caccia a un assassino, e dentro quel libro ritrova la propria storia. Realtà e fantasia si sovrappongono, come nelle pagine della Storia infinita: «Tutto ciò che accade, tu lo scrivi», disse l’Imperatrice. «Tutto ciò che io scrivo accade», rispose il Vecchio. Questa volta, però, quel che accade è un omicidio, avvenuto quasi sette anni fa. E in cella, in attesa di giudizio (rischia 25 anni di carcere), c’è finito lo scrittore che lo ha raccontato. Tutto inizia e finisce a Breslavia, la Wroclaw polacca, capitale del Voivodato (regione) della Bassa Slesia. Il 10 dicembre 2000, dei passanti scoprono un corpo incastrato in una chiusa sul fiume Oder.
Ai poliziotti basta uno sguardo per capire che non si tratta di un incidente. Il pubblicitario Dariusz J. è stato torturato e incaprettato, le mani legate dietro la schiena, la gola stretta da un cappio annodato alle caviglie. Gli investigatori scandagliano nel vuoto assoluto. Il caso finisce in fretta nel dimenticatoio, e lì rimane, a coprirsi di polvere. Finché, nel 2003, al commissariato di Breslavia arriva una strana lettera. Dice di fare un salto in libreria, e di cercare il nuovo romanzo di Krystian Bala, classe ’74, laureato in filosofia a Wroclaw e subacqueo esperto. Amok è il suo primo giallo. I personaggi sono intellettuali annoiati che cercano una fuga nel sesso e nelle droghe, il linguaggio è aggressivo, le oscenità si mescolano a brani lirici.
Nel marasma, però, viene a galla una storia. Quella di Dariusz J., descritta nei minimi particolari. Amok è la follia omicida, il demone delle stragi senza nome; viene dal malesiano mengamuk, «impazzire di rabbia». Per gli inglesi, «running amok»; per i tedeschi, «Amok laufen ». Jacek Wroblewski, commissario della polizia di Breslavia, non parla né l’inglese né il tedesco, bensì il polacco. Per lui, quella parola significa soltanto una cosa: la luce in fondo al tunnel. Divora il libro dall’inizio alla fine, ne impara a memoria ogni singola riga. Il 5 settembre 2005, Krystian Bala viene arrestato. I detective hanno scoperto che Dariusz conosceva la sua ex compagna, e che nel giorno del delitto, da un telefono pubblico, erano partite due chiamate a breve distanza l’una dall’altra— la prima alla madre di Bala, la seconda alla vittima.
I conti, per Wroblewski, tornano. Non per il giudice, però: Bala esce dal carcere quasi subito, dopo aver spiegato come i dettagli del caso li abbia presi dal programma tv «997», il «Telefono Giallo» polacco, il commissario «voleva vendicarsi perché l’ho reso ridicolo». Appena fuori, si mette a dissertare in Rete sul «delitto perfetto». Al segugio Wroblewski — che nel frattempo è diventato lo zimbello di colleghi e giornalisti — basta questo per rimettersi sulle sue tracce. Insieme ai suoi uomini scopre che, quattro giorni dopo il delitto, Bala ha venduto online un cellulare identico a quello (scomparso) di Dariusz. E poi ci sono le email anonime alla redazione «997», spedite dopo la puntata dedicata all’omicidio da alcuni Internet point in Corea e Indonesia: in quel periodo Bala si trovava là, per realizzare un servizio fotografico subacqueo.
Il 16 gennaio 2006, lo scrittore torna in cella. Contro di lui c’è anche la testimonianza della sua ex fidanzata: racconta che Krystian era geloso, alzava le mani sui suoi amici, l’ha lasciato per questo. Bala si difende, quel cellulare l’ha trovato in un bar, dice; accusa la polizia di complottare contro di lui, chiede di sottoporsi al test della verità. Il verbale registra come, dopo ogni domanda, il 33enne Krystian faccia una lunghissima pausa. Per Wroblewski è la prova definitiva: Bala lo sta sfidando, come ha fatto con i suoi scritti sul «delitto perfetto » e (secondo alcuni) con quella lettera anonima, che puntava il dito proprio sul suo libro. Ora lo fa ricorrendo alle tecniche da sub per ingannare il detector, rallentando battito cardiaco e respiro.
Il procuratore di Breslavia è d’accordo con il commissario, anche se è costretto ad ammettere che tutto il processo è basato su un castello di indizi: a carico di Bala non ci sono prove. Nemmeno una. In Rete, nei pochi siti inglesi che parlano di lui, i suoi amici accusano la polizia di averlo prelevato con la forza, picchiato, forse drogato; raccontano cheKrystian è uno che ha lavorato con i volontari di Theater Amoeba a Banda Aceh dopo lo tsunami, è un artista, non un violento. La polizia lo accusa solo perché il suo libro va contro la Chiesa e le tradizioni polacche. La sentenza, scrive l’inviato della Süddeutsche Zeitung, unico giornale straniero ad essersi occupato del caso, è attesa a giorni.
Gabriela Jacomella

forse si sentiva sola…


il woodo non è più quello di una volta…